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Continuiamo il ciclo di interviste sugli effetti del Covid19 sui consumi sanitari in Trentino e a livello nazionale.

Il Dott. Mauro Marcantoni, sociologo e giornalista, è tra i più noti studiosi della società trentina.

L'osservatorio Sanifonds studia periodicamente i consumi sanitari dei nostri iscritti trentini. L’effetto maggiore del Covid appare il crollo delle diagnosi per gravi malattie: - 70% nel primo semestre 2020. Lei come legge questo dato?

Partiamo dal fatto che in Italia c’è storicamente una scarsa cultura della prevenzione.  A questo si aggiunge che ormai da anni regna una diffusa incertezza, in primis economica: siamo tutti concentrati sull’oggi, il presente sovrasta il futuro nella percezione collettiva.

La pandemia, poi, ha chiaramente agito da acceleratore. Non solo perché ha generato una compressione dell’offerta sanitaria – pensiamo ai moltissimi ambulatori chiusi o con operatività ridotta durante la prima “ondata”. Ma anche perché ha generato una “sindrome da Fort Alamo”, in cui il cittadino si percepisce “asseragliato” in casa e rimanda anche le prestazioni sanitarie fondamentali per paura del contagio.

E’ fondamentale, quindi che la comunicazione istituzionale spinga i cittadini a non trascurare la propria salute. Perché non ci si ammala, e non si muore, solo di Covid.  

Certamente.  L’idea guida deve essere una forte responsabilizzazione, farsi cioè parte attiva nella cura della propria salute.   Anche perché un fisico debilitato, minato da patologie trascurate magari proprio per la paura di andare dal medico o in ospedale, ci rende più vulnerabili al contagio.

Peraltro, è ragionevole pensare che gli ambienti sanitari – l’ospedale in primo luogo – siano più controllati, non più pericolosi per il contagio di altri luoghi ugualmente esposti al transito di persone.

Dott. Marcantoni, Lei studia da sempre l’evoluzione delle percezioni collettive.  Tutte le analisi, anche delle Compagnie Assicurative, evidenziano una ritrovata centralità della salute nell’agenda dei cittadini italiani. Come cambierà la percezione dei bisogni di salute nel medio lungo periodo?

Anche qui ritengo che il Covid stia agendo da acceleratore di tendenze già in atto.

Prima tra tutte l’aumento delle aspettative di servizi socio-sanitari indotto da quello che definisco il “clima collettivo a domanda alta”. In altri termini, la nostra società si caratterizza intrinsecamente per una elevata propensione all’accesso ai servizi, abbiamo aspettative e pretese molto più elevate rispetto anche solo a 20 anni fa.

A questo fattore se ne aggiungono altri. L’invecchiamento della popolazione, che produce “naturalmente” una pressione crescente sulla domanda di sanità; l’evoluzione tecnologica e l’innovazione, che alimentano la speranza di avere risposte nuove ai bisogni sanitari; l’informazione a portata di mano di tutti attraverso Internet.

Ecco, il “combinato disposto” di questi fattori produce contemporaneamente un aumento della domanda reale di salute ma anche della percezione di bisogno. Cui peraltro la medicina dovrà rispondere, e ha già cominciato a farlo, con approcci sempre più individualizzati: penso alla medicina personalizzata e alla medicina predittiva. Oggi sono ancora ambiti di accesso limitato, ma nel lungo periodo contribuiranno essi stessi ad aumentare le aspettative di salute della popolazione.

E in questo quadro, come si colloca il tema del rapporto tra pubblico e privato. Guardando soprattutto al Trentino.

Se osservo il quadro nazionale, la prima considerazione è che in Italia c’è storicamente una prevalente cultura di sospetto, se non apertamente avversa, al privato in sanità.  Restando al Covid, mi pare che quasi il 30% delle prestazioni sia stato erogato da strutture ospedaliere private convenzionate: questo viene percepito, quasi in automatico, come un interesse di puro mercato, anziché come servizio complementare.

In Trentino, come noto, c’è da sempre una forte cultura dei servizi pubblici: il cittadino ha aspettative alte sulla copertura dell’ombrello pubblico. Questo anche perché fino al 2009 le risorse della Provincia erano cresciute costantemente, il che ha radicato nei trentini l’idea di risorse illimitate e di un ente pubblico ricco.  I processi collettivi sono lenti a mutare, ma ritengo che ormai la comunità locale stia prendendo coscienza del fatto che le risorse non sono illimitate.

E quindi?

Credo che nei prossimi anni, tanto a livello nazionale quanto in Trentino, sarà inevitabile una crescente collaborazione tra pubblico e privato. Superando il pregiudizio per il quale l’intervento del privato è necessariamente incompatibile con finalità di promozione della salute pubblica. In questo senso, il ruolo di soggetti mutualistici not for profit, come Sanifonds, può essere di notevole stimolo per superare la percezione di contrapposizione tra pubblico e privato nella tutela della salute. Ma, ripeto, parliamo di culture fortemente sedimentate e, quindi, di processi lenti nell’evoluzione delle percezioni collettive.

Per concludere, un focus sulla digitalizzazione. Che scenario immagina “post Covid”?

Certamente spingerà settori, quali la telemedicina, che fino ad oggi erano ancora marginali.

Il problema di questi servizi in ambito sanitario è che essi non possono – e non devono – essere standardizzati. Il paziente esprime infatti un bisogno fortemente personalizzato a cui è necessario rispondere.  Ritengo quindi cruciale che sia l’Ente Pubblico a farsi carico di questa domanda, anche promuovendo la formazione del personale medico, in primis i medici di base, così che diventino essi stessi proattivi nel favorire modalità di interazione diverse con il paziente.  In caso contrario, non possiamo attenderci che il cambio di paradigma nella cura medica – con il maggior ricorso alle tecnologie digitali -  sia necessariamente percepito come efficace dai cittadini.

 

 

Dott. Marcantoni Mauro

sociologo, giornalista e Direttore dell’Istituto per l’Assistenza allo Sviluppo Aziendale di Trento (IASA).